RASCEL RENATO (Torino, 27.4.1912 – Roma, 2.1.1991)

(attore)

Ha portato nel cinema una comicità garbata e raffinata, dopo aver ottenuto grande successo nelle riviste e nelle commedie musicali con le sue filastrocche sconclusionate ricche di non-sense allo stato puro. Ha sfruttato abilmente la sua bassa statura facendola diventare un efficace attributo recitativo. E’ stato anche un cantante “serio” ed ha vinto nel 1960 il Festival di Sanremo con la sua Romantica. Al cinema fin dagli anni ’40, è stato molto apprezzato dalla critica per un paio di eccellenti interpretazioni (Il cappotto, Policarpo ufficiale di scrittura) in cui, dietro una comicità crepuscolare, riusciva ad esprimere la sofferenza melanconica degli umiliati di tutti i tempi: caratteristica che lo ha fatto immediatamente paragonare a Chaplin. Nonostante abbia continuato a coltivare questa vena dimessa - talvolta con risultati notevoli (Ferdinando I re di Napoli, Il giudizio universale), più spesso scivolando in un patetismo provinciale di corto respiro narrativo (Un militare e mezzo, La passeggiata, anche diretto) – sono molto più numerose le pellicole in cui ha messo in mostra una buffoneria scatenata e parodistica, scarsamente controllata dai registi, talvolta arruffata, facile e flebile: ma sarebbe assurdo negare le occasioni di divertimento nato dalle collaborazioni con Simonelli (Io sono il capataz, Io sono la Primula Rossa), Bragaglia (Figaro qua…Figaro là, in cui però non riesce a quagliare con Totò) e, soprattutto Guido Leoni (I pinguini ci guardano, Rascel Fifi, Rascel marine). Una comicità più aderente alla natura rivistaiola e illogicamente musicale dell’attore che tocca il vertice nella parodia dell’horror Hammer di Tempi duri per i vampiri e nella saga satirico-politica de Il corazziere. Se l’attore non ha avuto la forza cinematografica per imporre la sua maschera garbata di piccolo clown, rimanendo essenzialmente un campione della comicità teatrale, è doveroso sottolineare l’assenza di volgarità delle sue interpretazioni: e se talvolta questo è stato un limite, perché gli ha impedito di liberarsi dai freni del perbenismo, più spesso è stato un pregio: come ne Il trapianto, dove insieme al regista Steno, rende ironicamente gustoso un tema decisamente scabroso.

FILMOGRAFIA

1942 Pazzo d’amore

1950 Botta e risposta; Figaro qua…Figaro là

1951 Bellezze in bicicletta; Io sono il Capataz; Fiorenzo, il terzo uomo; Marakatumba…ma non è una rumba; Amor non ho, però…però!; Napoleone

1952 L’eroe sono io; Il cappotto; Il bandolero stanco; Canzoni di mezzo secolo

1953 Ho scelto l’amore; Piovuto dal cielo; Attanasio cavallo vanesio; La passeggiata

1954 Il matrimonio; Gran varietà (ep. Il censore); Alvaro piuttosto corsaro; Rosso e nero; Questi fantasmi; Io sono la Primula Rossa

1955 Carosello di varietà; I pinguini ci guardano

1956 Montecarlo

1957 La nonna Sabella; Rascel Fifì; Arrivederci Roma

1958 Come te movi, te fulmino!; Rascel marine

1959 Policarpo ufficiale di scrittura; Tempi duri per i vampiri; Ferdinando I re di Napoli; Un militare e mezzo

1960 Anonima cocottes; Il corazziere

1961 Mani in alto!; Il giudizio universale; Gli attendenti

1964 Follie d’estate

1969 Il segreto di Santa Vittoria

1970 Il trapianto

 

 (Andrea Pergolari)

 

 

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