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PUGLIESE Oronzo Stagione Serie Pres. V. P. S.
All’esordio, come allenatore del “Leonzio” di
Lentini, secondo una testimonianza del figlio Matteo, in una biografia a
puntate su “Il Corriere dello Sport”, veniva stipendiato mensilmente con un
cesto di arance. Durante la presidenza di Franco Evangelisti gli fu affidata
la panchina giallorossa. Era conosciuto come il mago di Turi, fu
l’allenatore di Fabio Capello e lanciò Picchio De Sisti. Un personaggio
sincero e schietto, tanto da essere ripreso, per i modi, la dialettica e le
superstizioni, anni dopo, da Lino Banfi ne “L’allenatore nel pallone”.
“Pugliese, re del movimiento” intitolò il massimo quotidiano sportivo
capitolino, all’indomani di una bella partita della Roma a Ferrara. “Roma
aggressiva, imprevedibile, che punzecchia e stordisce gli avversari”,
dicevano della sua squadra, che durante la sua gestione, i due anni
precedenti, aveva collezionato un ottavo e un decimo posto. Leggermente
meglio rispetto alla guida del Foggia, squadra, con cui tempo prima aveva
vinto il “Seminatore d’oro”. Ma l’ultima stagione nella capitale, i
giallorossi partirono alla grande e si tornò a parlare seriamente di
scudetto. Si vinceva fuori casa, con un gran Taccola, e i tifosi correvano
alla stazione Termini ad acclamare i loro beniamini di ritorno da questo o
quell’altro campo espugnato. Poi il crollo e lo spauracchio della serie B.
Mago per mago (oltretutto lui era definito quello “dei poveri”), fu chiamato
Helenio Herrera, con grande dispiacere di don Oronzo e di tutto il
Tavoliere. L’anno dopo, nel ’69, subentrò a Cervellati sulla panchina del
Bologna. Da calciatore aveva giocato in squadrette di paese. Famosa una sua
polemica con Giacomo Bulgarelli, il quale, secondo lui, aveva giocato con
“troppo ardore” una partita contro la Roma. PUGLIESE:”Se avesse giocato così
contro la Scozia, dove fece l’agnello, le cose sarebbero andate diversamente
per la nazionale!”. E BULGARELLI (ai giornalisti):”Bene, scrivete prima di
tutto che io non sapevo nemmeno che esistesse un allenatore con questo nome,
prima che andasse alla Roma!”. A proposito di giornalisti, Pugliese, se
fiutava un registratore si interrompeva e minacciava: “Io, con quell’affare
là, non dirò una parola!”. Unico. Di lui scrisse Brera:”Poi quel Pugliese,
il mimo furente di certe grottesche rappresentazioni di provincia…”.
Curiosità: Oronzo chiamava i suoi giocatori “picciotti”. Qualche giornale
scrisse che aveva il torto di prediligere i “picciotti” dalla fronte alta un
dito. Aveva fatto il militare con Bernardini ed Eusebio, quest’ultimo,
quando giocavano alla caserma Cavour, non passava mai la palla. (Alberto Pallotta e Angelo Olivieri) |
"MAGICA ROMA - storia dei 600 uomini giallorossi"