PUGLIESE Oronzo
Turi (Ba), 5.4.1910 – ivi, 11.3.1990
Allenatore
Esordio in panchina: 5.9.1965 – Lanerossi Vicenza – Roma 1-1.

 

Stagione             Serie       Pres.      V.     P.     S.

1965- 66            A           34        13  10    11
1966- 67            A           34        11  11    12
1967- 68            A           30          7  13    10

Totale                             98       31   34    33
 

All’esordio, come allenatore del “Leonzio” di Lentini, secondo una testimonianza del figlio Matteo, in una biografia a puntate su “Il Corriere dello Sport”, veniva stipendiato mensilmente con un cesto di arance. Durante la presidenza di Franco Evangelisti gli fu affidata la panchina giallorossa. Era conosciuto come il mago di Turi, fu l’allenatore di Fabio Capello e lanciò Picchio De Sisti. Un personaggio sincero e schietto, tanto da essere ripreso, per i modi, la dialettica e le superstizioni, anni dopo, da Lino Banfi ne “L’allenatore nel pallone”. “Pugliese, re del movimiento” intitolò il massimo quotidiano sportivo capitolino, all’indomani di una bella partita della Roma a Ferrara. “Roma aggressiva, imprevedibile, che punzecchia e stordisce gli avversari”, dicevano della sua squadra, che durante la sua gestione, i due anni precedenti, aveva collezionato un ottavo e un decimo posto. Leggermente meglio rispetto alla guida del Foggia, squadra, con cui tempo prima aveva vinto il “Seminatore d’oro”. Ma l’ultima stagione nella capitale, i giallorossi partirono alla grande e si tornò a parlare seriamente di scudetto. Si vinceva fuori casa, con un gran Taccola, e i tifosi correvano alla stazione Termini ad acclamare i loro beniamini di ritorno da questo o quell’altro campo espugnato. Poi il crollo e lo spauracchio della serie B. Mago per mago (oltretutto lui era definito quello “dei poveri”), fu chiamato Helenio Herrera, con grande dispiacere di don Oronzo e di tutto il Tavoliere. L’anno dopo, nel ’69, subentrò a Cervellati sulla panchina del Bologna. Da calciatore aveva giocato in squadrette di paese. Famosa una sua polemica con Giacomo Bulgarelli, il quale, secondo lui, aveva giocato con “troppo ardore” una partita contro la Roma. PUGLIESE:”Se avesse giocato così contro la Scozia, dove fece l’agnello, le cose sarebbero andate diversamente per la nazionale!”. E BULGARELLI (ai giornalisti):”Bene, scrivete prima di tutto che io non sapevo nemmeno che esistesse un allenatore con questo nome, prima che andasse alla Roma!”. A proposito di giornalisti, Pugliese, se fiutava un registratore si interrompeva e minacciava: “Io, con quell’affare là, non dirò una parola!”. Unico. Di lui scrisse Brera:”Poi quel Pugliese, il mimo furente di certe grottesche rappresentazioni di provincia…”. Curiosità: Oronzo chiamava i suoi giocatori “picciotti”. Qualche giornale scrisse che aveva il torto di prediligere i “picciotti” dalla fronte alta un dito. Aveva fatto il militare con Bernardini ed Eusebio, quest’ultimo, quando giocavano alla caserma Cavour, non passava mai la palla.

 

 (Alberto Pallotta e Angelo Olivieri)

 

 

"MAGICA ROMA - storia dei 600 uomini giallorossi"

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