LOY NANNI (Cagliari, 23.10.1925 – Fregene [RM], 21.8.1995)

(regista, attore)

Vero nome Giovanni Loy. Ci manca, eccome se ci manca. E’ il regista che incarna l’essenzialità della commedia all’italiana, nel bene e nel male. Era un grande osservatore di costume e per trent’anni ha registrato con acume umoristico il comportamento della nostra società. Amava gli italiani e soprattutto amava le classi popolari: ce le ha raccontate nella loro capacità di sopravvivenza anche quando sono state travolte dalla storia (Un giorno da leoni, Le quattro giornate di Napoli). Lo ha fatto con uno stile minutamente realistico, con un affetto proveniente da una completa comprensione, in cui la comicità non nasceva dalla critica satirica, ma da situazioni tanto più paradossali quanto più erano reali (ha divertito per anni milioni di italiani con la candid camera di Specchio segreto, talmente popolare da essere al centro di un intero episodio di Tre tigri contro tre tigri): ce ne ha lasciato un catalogo irresistibile in Made in Italy. Aveva una passione particolare per Napoli e ci ha lasciato un campionario di personaggi indimenticabili (Cafè express, Mi manda Picone, Scugnizzi, Pacco, doppio pacco e contropaccotto), arrivando ad un elogio dell’arte di arrangiarsi che se a qualche critico ha fatto citare il nome di Eduardo a qualcun altro ha fornito lo spunto per lanciargli l’accusa di qualunquismo (eeehhh…). La visione che aveva della società era certamente parziale e ottimistica, ma era la sua forza: se il protagonista di Detenuto in attesa di giudizio sprofonda inesorabilmente in un incubo kafkiano è perché i suoi persecutori non sono aguzzini ma uomini comuni con tutte le loro debolezze (e com’è possibile liberarsi dalla normalità?); se un racconto familiare come Il padre di famiglia può mantenere le sue ambizioni di romanzo storico-esistenziale è grazie ad un’angolazione narrativa quotidiana che avvolge e tritura aspirazioni sociali e buoni propositi dei protagonisti. Come regista peccava un po’ nell’organizzazione dell’intreccio (anche se eccelse nella misura breve di Testa o croce), spesso dispersivo nel tentativo di rincorrere gli aspetti paradossali delle storie: eppure Rosolino Paternò soldato e Sistemo l’america e torno sono validi proprio per la capacità di mettere a confronto due diverse mentalità ed osservarne i differenti tempi e modi di reazione. Con la sua aria calpestata, è stato anche attore di simpatia accattivante: protagonista perfetto della satira dell’intellighenzia di sinistra di Lettera aperta a un giornale della sera.        

FILMOGRAFIA (regia)

1957 Parola di ladro (in coll. G. Puccini)

1958 Il marito (in coll. G. Puccini)

1959 Audace colpo dei soliti ignoti

1961 Un giorno da leoni

1962 Le quattro giornate di Napoli

1965 Made in Italy

1967 Il padre di famiglia

1970 Rosolino Paternò soldato

1971 Detenuto in attesa di giudizio

1974 Sistemo l’america e torno

1976 Signore e signori, buonanotte; Basta che non si sappia in giro (ep. Macchina d’amore); Quelle strane occasioni (ep. Italian Superman)

1980 Cafè express

1982 Testa o croce

1984 Mi manda Picone

1985 Amici miei atto III

1989 Scugnizzi

1993 Pacco, doppio pacco e contropaccotto

FILMOGRAFIA (attore)

1965 Le belle famiglie (ep. Il bastardo della regina madre); I complessi (ep. Guglielmo il dentone)

1970 Lettera aperta a un giornale della sera

1977 Tre tigri contro tre tigri (II ep.)

1981 La disubbidienza

1994 La vera vita di Antonio H.

 (Andrea Pergolari)

 

 

Ti è piaciuta questa scheda? Acquista on line il "Dizionario dei protagonisti del cinema comico e della commedia italiana"!!! e comunque, consulta le altre schede!!!


  torna all'home page