INTERVISTA A CARLO VERDONE

 

 

Carlo, come si è avvicinato ai colori della Roma? Solitamente si viene “iniziati” al tifo dal papà o da una persona cara…

 

Se avessi dovuto seguire mio padre…

 

Del Siena.

 

E sì, sarei diventato del Siena. La prima partita che ho visto è stata allo stadio di Siena ed era “Siena – Rimini”, dove vinse pure il Rimini, quindi, per solidarietà verso mio padre, sarei dovuto diventare del Siena, però, in realtà, vivendo a Roma, avendo, alle elementari, dei compagni che facevano la raccolta delle figurine, si comincia così, con le figurine, presi a seguire anche altre squadre. Chiaramente, più compagni di classe hai che tifano per quella squadra, più, a un certo punto, vai anche tu, per aggregazione, verso quella squadra.

 

Quindi, teoricamente, ci sarebbe potuto essere anche il pericolo di diventare laziale…

 

Assolutamente sì. Però, il fatto poi che ci fu molto presto, una visita all’Olimpico, sempre con mio padre, a vedere la Roma, e bè, anche quello ha fatto sì che… E inoltre ci fu anche il fatto che la prima squadra che terminai, negli album Panini di allora, fu proprio la squadra della Roma, quindi…

 

Ma si ricorda di quella partita della Roma?

 

Ehhh, io mi ricordo, vagamente, che c’era Da Costa, come mezzala sinistra, mezzala destra… Dino Da Costa.

 

Quindi, forse, la Roma di Sarosi, l’allenatore ungherese…

 

E che ne so! Io, guardi, faccio una gran confusione, perché non è che sono proprio ferratissimo… Però mi ricordo Panetti in porta…

 

Ma era una bella Roma o una “rometta”? Lei come se la ricorda?

 

Ma probabilmente era una “rometta”, guardi, probabilmente era una “rometta”.  Però, in quegli anni là, il calcio era tutta un’altra cosa, quello che ormai si dice in questi giorni… Più ascoltiamo scandali, più vediamo acquisti dissennati di giocatori, più vediamo questo sport che ormai è spremuto fino all’osso, almeno due partite a settimana, interessi sotto, e uno, per forza, ritorna a quell’immagine di una volta, e anche se la Roma era una “rometta”, chi se ne frega, però, forse, ci divertivamo di più.

 

E c’era davvero la “bandiera”.

 

C’era la bandiera. Non c’era quell’odio tra tifoserie che c’è oggi. Ch’è veramente una cosa assurda, che riguarda un po’ tutti quanti. Ma c’era uno sfottò divertente, fatto di battute. Potevi arrivare fino sotto la curva dei laziali. I laziali, di contro,  potevano venire sotto la curva nostra. E tutto si risolveva in un lancio di mele. Finiva così…

 

Mi ricordo di un suo simpatico racconto su Sormani…

 

Sì, costava 500 milioni all’epoca…

 

Che fu ribattezzato “Sorpiedi”…

 

Sì…

 

Bè, lui in altre squadre esplose, ma quell’anno, con la Roma, fu disastroso…

 

E forse sì, non riuscì ad essere quello che in realtà era, e mi ricordo che ci fu un tifoso, che urlò a un giocatore dell’altra squadra, Sormani era caduto sulla palla, da solo:”Ma c’hai cinquecento mijioni per tera, n’ ‘i raccoji?”. E ridemmo tutti, anche perché, all’epoca, cinquecento milioni era una cifra dell’altro mondo, da record. E quei tempi là erano tempi in cui lo stadio era più spartano, tutto aperto, però,… però c’era altra poesia del calcio. Per lo meno, noi credevamo così.

 

Una domanda legata al cinema. Perché i film sul calcio sono quasi tutti comici?

 

Io, personalmente, innanzitutto, le dico subito che non farei mai e poi mai un film sul calcio…

 

E infatti lei ha citato la Roma in un solo film, “Gallo cedrone”…

 

Ma sì, l’ho girata soltanto là. Però, non lo farei mai, perché ne verrebbe fuori soltanto una parodia. Però di parodie sul calcio, ormai, ne vediamo continuamente, nelle interviste, in programmi, in trasmissioni, dove tutti urlano, dove non si riesce a capire l’inizio e la chiusura di un discorso, non è possibile! Sembra che si stia parlando della guerra dell’Iraq e invece stiamo parlando solo di pallone. Quando si arriva a queste forme di esasperazione, dove tutti urlano, tutti si accusano, chi se ne va, chi annuncia colpi di mercato incredibili… Non lo so, mi sembra tutto così esagerato. E quindi, è già talmente  comico quello che vediamo, che non c’è nulla da aggiungere. Io ne farei un film, semmai, drammatico, più intimista, non so, farei la storia di un calciatore che viene dall’Africa, che viene messo in parcheggio, non in Italia,  perché sappiamo tutto, però che so, in Germania, le difficoltà che ha, che esplode piano piano… Però, in realtà, la vita del calciatore, fatta eccezione per quelli che hanno un pizzico di cultura,  un pizzico di personalità, tipo Platini, Baggio,  Crujiff, Pelè,… ecco, questo genere di calciatore, la vita del calciatore che vita è,  è una vita tristissima!

 

A pensare che non possono fare neanche due passi in centro…

 

Ma no, e poi il tifoso non ricorda più niente, è quella la cosa incredibile. Ci ricordiamo solo di quei nomi importantissimi. Nomi di giocatori che hanno avuto una loro autorevolezza, con un po’ di cultura,  che sanno parlare,  che leggono e sanno leggere, e li vedi anche da come giocano, dal loro comportamento in campo…

 

Com’era Agostino Di Bartolomei.

 

Non lo so, era un silenzioso…

 

Uomo di cultura, due lauree…

Non lo so, comunque sia, certamente noi ci ricordiamo di questi campioni che le ho detto. E ce li ricordiamo perché si distinguevano rispetto a tutto il resto.

 

Ma, così, al volo, la più grossa “bufala” romanista e il giocatore che ha amato di più? Senza citare Sormani…

 

Ma Sormani, poveretto, è stato un giocatore sfortunato per la Roma, ma in altre squadre si è realizzato… Di bufale, alla Roma, ne son passate tante, Renato Portaluppi, Andrade, Fabio Junior… Mah!… può capitare, non lo so. Bisogna vedere fino a che punto c’è la buona fede o no. Con Fabio Junior non so fino a che punto la buona fede sconfinasse nella furboneria… Mai capita quella storia! Io mi ricordo solamente quei giocatori di cui vale la pena, non quelli che passano… Io mi ricordo…

 

Il suo modello, il suo beniamino?

 

… Io mi ricordo, come modello di onestà, di impegno, gran lavoratore, figlio di uno sport di altri tempi, Giacomo Losi. Giacomo Losi era, veramente, un Signor centromediano, un terzino, un difensore di quelli tosti, poi una persona integra, una persona per bene, una persona figlia di un altro tempo…

 

“Core de Roma”…

 

“Core de Roma”. Poi mi ricordo Falcao, per forza, perchè aveva dato ordine ed eleganza alla squadra, c’è poco da fare… Nella Roma, ch’è sempre stata una squadra caciarona, molto confusionaria, un po' per l’ambiente, un po’ per tutto, quest’uomo che svettava anche fisicamente sugli altri, aveva una sua distinzione, una sua classe, ma anche una sua pacatezza, e tutto ciò riuscì a trasmetterlo alla sua squadra, la squadra era anche quella giusta, quindi, come non si fa a ricordare l’eleganza, la signorilità e la freddezza di Falcao. Falcao rimane nei nostri cuori ma rimangono nei nostri cuori anche altri giocatori che hanno dato veramente molto, come Rudy Voeller. Un grande, uno che ha sempre dato il massimo. La Roma dello scudetto di Viola me la ricordo tutta e  ce l’ho nel cuore. Ma ho anche nel cuore, certamente, la Roma dell’ultimo scudetto.

 

Sarebbe andato sul dischetto, alla lotteria dei rigori, contro il Liverpool?

 

No, non l’avrei mai tirato, ma che stiamo scherzando? Sono riuscito a sbagliare un rigore al “Derby del cuore”, perché mi tremavano le gambe, figuriamoci in un’occasione simile, per carità di Dio!

 

 … continua…

 

(Alberto Pallotta e Angelo Olivieri)