UN INDIGENO NELL’ISOLA DEL TESORO. INTERVISTA A SAL BORGESE

 

 

Lei è senza dubbio una delle migliori “facce da cinema” italiane. Che ricordo ha dei film girati con Bud Spencer e Terence Hill?

Sono state delle esperienze molto belle, soprattutto quella sul set di Pari e Dispari che mi ha permesso non solo di girare per la prima volta a Miami, ma soprattutto di conoscere la donna con cui poi ho diviso parte della mia vita. E poi perché grazie al personaggio interpretato in Pari e Dispari ho avuto la possibilità di ricoprirne uno più importante in Chi trova un amico trova un tesoro.

 

Oltre a quelli a cui ha partecipato, ha un altro film preferito tra quelli girati da Bud Spencer e Terence Hill?

Sicuramente i due Trinità, hanno rappresentato e rappresentano ancora un nuovo modello di western, non più basato sulle sparatorie e sui duelli mortali, ma sullo scherzo e sulle gag. La trovata di Barboni fu assolutamente geniale.

 

Lei, oltre che in Pari e Dispari e Chi trova un amico trova un tesoro, ha recitato a fianco di Bud Spencer e Terence Hill anche ne Il Corsaro Nero, uno dei film più anomali della coppia. Cosa può dirci in proposito? Ha qualche ricordo particolare legato a questo film?

Allora la coppia non era ancora formata, il protagonista doveva essere Terence Hill e fu soltanto una casualità che si trovassero insieme. Peraltro fu proprio mentre finivano le riprese de Il Corsaro Nero che Barboni cominciò a girare con la sceneggiatura di Trinità sotto braccio.

 

Molti ragazzi della mia età la ricordano anche per il ruolo di Kammamuri in La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa. Cosa può raccontarci di quell’esperienza?

Sandokan è stato un bellissimo lavoro che il regista Sergio Sollima mi prospettò mentre giravo sempre con lui un altro film a Milano, Revolver, con Fabio Testi e Oliver Reed. Allora mi disse soltanto che sarei stato Kammamuri in una serie salgariana, ma poi nella prima serie il personaggio sparì e Sollima mi propose di fare il maestro d’armi ma io non accettai per motivi soprattutto economici. Soltanto nella seconda “puntata” venne fuori Kammamuri e devo dire di essermi divertito tanto soprattutto perché abbiamo girato tra Sri Lanka, Malaysia e Thailandia, tutti luoghi splendidi.

 

I cascatori, o stuntmen che dir si voglia, sono sempre stati uno dei punti di forza dei film della coppia, che rapporto c’era tra voi ed i due attori?

Un rapporto tutto sommato buono, anche se, come successo in tanti altri casi della mia vita professionale, il caratterista da sempre un po’ di fastidio ai protagonisti. E così gli attori principali ti guardano con un po’ di sospetto perché hanno paura che tu gli possa rubare la scena. Questo è successo, per esempio, proprio in Chi trova un amico trova un tesoro tanto più che dopo questo film non ho più lavorato con la coppia, con Bud Spencer in particolare.

 

Ha mai preso qualche schiaffone vero?

E’ capitato sicuramente, infatti adesso che faccio il maestro d’armi, dico sempre ai miei studenti di fare attenzione perché molto spesso gli attori si caricano e se durante la prova non ti colpiscono, può capitare che quando si gira la scena il contatto avvenga. E se tu non sei sempre pronto a scansare il colpo, può capitare di farsi male soprattutto quando si usano armi.

 

Come si preparava alle scene in cui avrebbe dovuto prendere delle botte?

A seconda dell’importanza della scena si provava anche diverse volte. Poi nei casi più particolari, magari anche più pericolosi, sul set si tendeva sempre a preparare nei dettagli ogni cosa: il tavolo che si rompe, la porta che si sfonda, piatti o bottiglie che volano e così via. Veniva calcolato tutto in anticipo e spesso prima di girare una scazzottata ci raccomandavano di fare attenzione a determinati oggetti o di non romperne altri.

 

Tra i film che ha girato con Bud Spencer e Terence Hill, tutti noi la ricordiamo soprattutto per il personaggio di Anulu, l’indigeno un po’ scemotto di Chi trova una amico trova un tesoro che prende sberle anche dalla madre. Può dirci come è nato questo straordinario personaggio?

E’ nato un po’ così, per caso. Sulla carta non era molto dettagliato, sono stato io ad elaborarlo seppure con qualche reticenza perché avevo paura di cadere nel guitto. Sicuramente potevo dargli di più, ma purtroppo in alcune cose mi sono limitato nonostante l’appoggio del regista che al contrario mi spingeva ad andare oltre.

 

Lei ha anche recitato in film in cui c’era solo Terence Hill (Poliziotto Superpiù, …e poi lo chiamarono il Magnifico) ed in altri in cui c’era solo Bud Spencer (Si può fare, amigo) che differenza c’era quando i due recitavano fianco a fianco rispetto a quando erano soli?

Io non ho notato alcuna differenza, loro hanno sempre cercato di adeguarsi al film che stavano girando, anche se sicuramente l’alchimia che si è creata nei film girati insieme è assolutamente unica.

 

Secondo lei cosa si nasconde dietro il loro successo oltre che cinematografico anche televisivo?

A mio parere sono quegli episodi che nel cinema, soprattutto quello di allora, meno in quello di oggi, improvvisamente, senza una spiegazione precisa, lanciavano un personaggio o una storia. Se noi pensiamo, ad esempio, al primo Trinità di Barboni, è stato girato con pochissimi mezzi, tanto più che in sceneggiatura la scazzottata finale neppure era prevista così lunga ed è stata allungata in un secondo momento facendo uno straordinario sforzo economico.

 

 … continua…

 

(Marcello Gagliani Caputo)