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BERNARDINI Fulvio Stagione Serie Pres. Reti
come allenatore: Stagione Serie Pres. V. P. S.
"Cor gran Fulvio Bernardini che dà
scola all’argentini…”. Nato nel dicembre del 1905, ma registrato
all’anagrafe il 1° gennaio del 1906, a dir delle sue virtù basterebbe
l’esclusione dalla nazionale di Pozzo perché… “troppo bravo”! E gli altri
non è che fossero dei pincopalla qualsiasi, si chiamavano Meazza, Orsi,
Calligaris. In realtà, pare che il cittì non nutrisse troppe simpatie per il
calcio sudista, e Bernardini, “Fuffo” per i tifosi (ma pure “Garibaldi”), di
questa parte d’Italia fu il primo asso, in un’epoca dominata (meritatamente)
dal nord. Bernardini, “uno dei più raffinati centromediani del mondo”
(Antonio Ghirelli. E con il metodo era il centromediano a pilotare il
gioco), indossò comunque la maglia azzurra ventisei volte (vincendo anche le
olimpiadi del 1928). Ottavo e ultimo figlio di Augusto, impiegato delle
poste, e di Clorinda Cecchini, casalinga, era cresciuto nelle giovanili
dell’Esquilia prima, della Lazio poi, come portiere (un gran portiere,
nonostante l’altezza e il fisico mingherlino d’adolescente), ma un incidente
fisico, con conseguente papera, in un match contro la Fortitudo, lo convinse
a cambiar ruolo (anche su richiesta della famiglia) e finì all’Inter come
centravanti (cinquantamila lire d’ingaggio e tremila lire al mese), prima
dell’arrivo di Meazza. Aveva un tiro forte e preciso, ma non una grande
velocità e allora… cambio di ruolo ancora e cambio di colori sociali,
stavolta quelli della squadra di Testaccio! La promessa al papà, in punto di
morte, di non lasciare mai la Lazio, sua squadra del cuore, non era stata
mantenuta, anche grazie alla “dispensa” del dirigente Baccani. Il lavoro in
banca che gli era stato offerto era solo un ricordo (un buon posto, lui era
laureato in Scienze Economiche e Commerciali all’Università Bocconi di
Milano). Debuttò in maglia giallorossa andando subito in gol. Chiusa
l’attività agonistica - longeva – diventerà mister di lusso (due scudetti
con Fiorentina e Bologna. Alla Roma, sul finire degli anni quaranta, gli
andò male e fu esonerato), giornalista e cittì della nazionale, nel periodo
di rifondazione dopo i mondiali di Germania del 1974. Il “dottore”, che dava
del lei ai giocatori. Con le sue superstizioni… Un primo della classe, anche
se una volta tamponò l’auto di Mussolini e gli ritirarono la patente.
Concludiamo con qualche battuta presa qua e là dal celebre “Tifone”. “Bernardini,
detto ‘Fuffo’, che nel cuor produce un tuffo”. E poi, rivolta a Pozzo:”O
Pozzo, che con criterio buffo v’intestardite a non includer Fuffo”. (Alberto Pallotta e Angelo Olivieri) |
"MAGICA ROMA - storia dei 600 uomini giallorossi"