il manifesto - 01 Maggio 2004

LIBRI
Lucio Fulci, il terrorista dei generi
Roma ricorda il «poeta del macabro», maestro di Argento e Tarantino
SIMONA FRASCA
ROMA
Cominciamo dal titolo, il Terrorista dei Generi, sintagma che oggi mette in allarme anche un bimbo in fasce. Lucio Fulci, alias Lucille Folon, Louis Fuller, H. Simon Kittay, regista «felicemente incoerente», eterogeneo e autoriale come pochi nel panorama del «cinema di serie B», quello in cui talvolta il trucco, la trovata narrativa superano il mezzo produttivo chiamato in causa per esaudirlo, si sentiva tale, uno che faceva incursione nel linguaggio cinematografico come un miliziano pronto alla rivolta, un maestro della scomposizione delle macrostrutture che definiscono l'horror, l'erotico, il comico o la sf. «Alcuni mi ritengono completamente pazzo - disse una volta - perché tento sempre di uscire dal genere, di essere un terrorista del genere. Sto dentro ma ogni tanto metto la bomba che tenta di deflagrare il genere. Infatti ne ho trascorsi tanti di generi». Fulci era un artista-artigiano che riusciva a marchiare come Zorro con la sua zeta qualsiasi genere su cui riusciva a allungare le mani. Ha scritto all'epoca del suo apprendistato con Steno e Corbucci per Totò (L'Uomo la bestia e la virtù, Totò all'inferno, Totò nella luna, Totò, Peppino e la Dolce Vita), e Sordi (Ci troviamo in galleria, Un giorno in pretura, Un americano a Roma, Piccola posta), ha creato il «musicarello» scoprendo Celentano e Mina (Urlatori alla sbarra, Uno strano tipo..), ha inventato come coppia schermica Franchi e Ingrassia (più di 10 titoli), ha realizzato splendidi gialli nei primi `70, commedie di costume e erotiche (All'onorevole piacciono le donne, La pretora, Il Cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero Dracula in Brianza), drammi storici, western (I 4 dell'apocalisse, Sella d'argento) e gli Zombie e gli horror '70- `80 cui tanto deve Tarantino, riconoscente al maestro, lui che dal «maestro Visconti» si era sentito dire durante la lavorazione di Operazione San Pietro: «Fulci, lei non sa come mi ha deluso». Per 6 anni al regista romano hanno dedicato le loro ricerche Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore che firmano in coppia, a 8 anni dalla morte, la prima e più completa monografia italiana (ed. Un Mondo a Parte) e hanno presentato qualche sera fa il loro sforzo di studiosi certosini al «dei Piccoli» di Villa Borghese in una notte buia e tempestosa, degna del «poeta del macabro». «Ricostruire le vicende biografiche di Fulci prima che si legassero al cinema non è facile, perché, tranne eccezioni, gli episodi conosciuti ci sono tramandati soltanto dal diretto interessato. E i testimoni di quegli eventi purtroppo sono quasi tutti scomparsi. È dunque inevitabile seguire il filo conduttore che egli stesso ha indicato... La storia di Fulci inizia nel profondo sud. Il futuro cineasta discende da una famiglia di notabili messinesi seppure con contaminazioni inglesi, la nonna apparteneva alla famiglia del professor Koch, il celebre medico scopritore del bacillo omonimo insignito del Nobel nel 1905». Dopo la prefazione di Marcello Garofalo, l'introduzione di Antonella Fulci e l'esposizione delle ragioni del libro degli autori (attraverso la filmografia di Fulci - scrivono parafrasando Kezich - è possibile ricostruire buona parte della storia del nostro cinema) questo è l'attacco dell'ottimo volume che si inerpica per 400 pagine con lo stesso stile ampio e narrativo nel dettaglio degli oltre 50 film, dal '59, l'esordio in I Ladri con Totò, al '91, Le Porte del Silenzio. Il libro unisce l'aspetto emozionale e impressionistico all'acribia dello storico che colleziona dati e nomi; in appendice interviste a amici e collaboratori e una sezione sulle censure subite. Proiettati infine Quella villa accanto al cimitero (`81) e Paura nella città dei morti viventi (`80) presto dvd «No Shame Films».