BENIGNI ROBERTO (Misericordia [AR], 27.10.1952)

(attore, regista)

Difficile anche per il critico più navigato, valutare in questo momento la carriera di Roberto Benigni. Su di lui sembrava tutto ovvio e già scritto (attore geniale, regista non proprio capace), finché non è giunta La vita è bella a spazzare via tutto. E a far riconsiderare totalmente la carriera di questo figlio di contadini, nato come attore di strada (come Franco Franchi) e giunto a teatro nel 1972, insieme a Silvano Ambrogi e Carlo Monni, cantando canzoni provocatorie e arrabbiate che sconvolsero la televisione (la sua trasmissione Televacca fu censurata; presentando nel 1980 il Festival di Sanremo rischiò di finire in carcere), il teatro, il cinema italiano. Per troppo tempo i critici (Kezich lo paragonò a Dario Fo) hanno cercato in lui un impegno civile che, seppur sotteso ad ogni sua prova, non può proprio esserci. La chiave della comicità di Benigni va ricercata ovviamente in quell’Inno del corpo sciolto che cantava già ai tempi di Tuttobenigni («E questo è l'inno del corpo sciolto/ lo può cantare solo chi caca di molto/ se vi stupite, la reazione è strana/ perchè cacare è soprattutto cosa umana») e con cui esibisce la scatologia spudorata, beffarda, travolgente del suo corpo che si fa comico. L’incredibile gestualità marionettistica di Benigni risale alla direttrice Totò-Franco Franchi, cioè alla comicità italiana più popolare (sottoproletaria, come intuì Pasolini), con una forza distruttiva che non è però anarchica come la loro, ma consapevolmente politica. Non è un caso che Benigni non funzioni proprio mai quando è inserito in un contesto filmico tradizionalmente d’autore (è sovrattono in Letti selvaggi e FF.SS., inespressivo ne La voce della luna, completamente fuori tono ne Il figlio della Pantera Rosa, dove Edwards voleva incatenarlo al suo modo di fare commedia), con l’unica eccezione de Il minestrone di Sergio Citti (che non a caso è l’unico regista italiano sottoproletario). A differenza di ogni altro comico italiano, Benigni, alla naturale distruzione comica del mondo esistente ha tentato di far seguire la ricostruzione di un mondo ideale (aiutato anche da sceneggiatori come Bertolucci e Cerami) ed è questo il senso della sua parabola registica: quasi compiuta già all’esordio di Tu mi turbi e poi affannosamente alla ricerca di quella poesia che è riuscito a centrare soltanto ne La vita è bella, quando il dualismo del contenuto (vita ideale/Olocausto) ha aderito specularmente a quello formale. La sua versione del Pinocchio però ha fatto rilevare che se come attore non può raggiungere la candida innocenza dell’infanzia, come regista avrebbe bisogno che qualcuno gli spiegasse l’importanza delle pause e dei tempi morti nello slancio lirico.    

FILMOGRAFIA (regia)

1983 Tu mi turbi

1984 Non ci resta che piangere (in coll. Massimo Troisi)

1988 Il piccolo diavolo

1991 Johnny Stecchino

1994 Il mostro

1997 La vita è bella

2002 Pinocchio

FILMOGRAFIA (attore)

1977 Berlinguer ti voglio bene

1979 Chiedo asilo; I giorni cantati; Letti selvaggi (ep. Una mamma)

1980 Il pap’occhio

1981 Il minestrone

1983 FF.SS., cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?; Tu mi turbi

1984 Tuttobenigni dal vivo

1985 Non ci resta che piangere

1986 Daunbailò

1988 Il piccolo diavolo

1989 La voce della luna

1991 Johnny Stecchino; Taxisti di notte

1993 Il figlio della Pantera rosa

1994 Il mostro

1997 La vita è bella

1999 Asterix e Obelix contro Cesare

2002 Pinocchio

 

 (Andrea Pergolari)

 

 

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