![]() |
![]()
AMARILDO Tavares
de Silveira Stagione Serie Pres. Reti
Amarildo si rivelò alla platea
internazionale ai mondiali del 1962, in Chile, quando fu chiamato a
sostituire l’infortunato Pelé (con il quale s’instaurò un vero e proprio
rapporto di odio), e assaporò la vittoria del trofeo calcistico più
prestigioso. Arrivò in Italia dal Botafogo nel 1964 per giocare nel Milan.
Nel 1967 passò alla Fiorentina, squadra con la quale nel 1968/1969 vinse lo
scudetto e nel 1970 approdò alla Roma, dove rimase fino al 1972, tra luci,
ombre e anche giochi di prestigio, per poi tornare in Brasile e chiudere la
carriera al Vasco da Gama. Fantasista sopraffino, è ricordato per le grandi
giocate, i grandi gol, ma anche per le tante espulsioni (32 giornate di
squalifica), la più famosa, in giallorosso, per un cazzotto nello stomaco a
Tomasini del Cagliari (tre partite fuori). Tanta classe ma anche un
caratteraccio. Fu lui il carnefice (quando era in casacca viola) di Cappelli
(vedi scheda), destinato poi a chiudere la carriera. Noto agli esordi come
“Garoto” (ragazzo), successivamente come “El poseido”, non mantenne le
promesse delle sue splendide prestazioni iniziali con la maglia della
seleçao, pur continuando tutt’oggi a essere ricordato per il suo indiscusso
talento. Un Edmundo degli anni ’60. “Un intrattabile purosangue che si
avventa contro l’automobilista che gli ha tagliato la strada” (Francesco
Rossi – “Il Messaggero”). “El garoto, el ga roto i cojon!!!” sbottò Nereo
Rocco, allenatore del Milan (triestino), in occasione di una sua ennesima
cacciata dal campo. Sette partite e una rete in Coppa Italia per lui. (Alberto Pallotta e Angelo Olivieri) |
"MAGICA ROMA - storia dei 600 uomini giallorossi"