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CELENTANO ADRIANO (Milano, 6.1.1938) (attore, regista, sceneggiatore, musicista) Ha esordito nel mondo dello spettacolo grazie a Fulci, a cui fu presentato dall’amico Vivarelli («C’è un orologiaio di Milano che è stonato ma canta benino»…): lo accompagnò anche negli esordi cinematografici che acchiappavano l’aria di contestazione giovanile dieci anni prima del ’68 (I ragazzi del Juke-Box, Urlatori alla sbarra): il Molleggiato non era ancora un attore ma era già più di un cantante (Uno strano tipo). Il primo a farlo recitare fu Germi, che fece di lui un pastore abruzzese ecologista in Serafino, che è già un esempio eccellente dell’ideologia del cantautore. Furono però Sergio Corbucci e Festa Campanile ad avvertire pienamente la sua grande personalità e le qualità mimiche: l’andatura dinoccolata, l’aria sbarazzina e disinvolta, una simpatia istintiva grazie alla risata contagiosa sono caratteristiche che apparentano l’attore a certi tipi d’oltralpe come Belmondo. E infatti, nonostante la sua irriducibilità ad accenti che non siano milanesi, fu inserito in contesti romani e napoletani strutturati sui modelli di noir francesi e sdrammatizzati dall’ironia italiana, funzionando benissimo: Er più, L’emigrante, Rugantino sono ancora oggi le sue prove migliori, asciutte e nervose. Più riconducibili a modelli classici di commedia (sofisticata e di costume) sono invece le prove di Bluff ed Ecco noi per esempio…, dove già trovano spazio certi accenti surreali che esploderanno grazie a Castellano & Pipolo. A partire dal macabro Zio Adolfo in arte Führer, è stato il campione d’incassi nei primi anni ’80, spesso accanto ad Ornella Muti, esibendo una compiaciuta comicità di “movimento” e battute, più che altro freddure, recitate con volto strafottente e volutamente antipatico: esiti esemplari del loro sodalizio sono quelli di Mani di velluto ed Asso, anche se poi la prova migliore in assoluto rimane quella di Qua la mano, summa delle ossessioni di Celentano: i rapporti con la religione, la natura, la musica sono miscelati in situazioni memorabili (la boxe, il ballo) e riassunti in una battuta proverbiale («Un paese senza alberi è come un prete senza Dio»). Le stesse ossessioni che ha mostrato come regista geniale di progetti molto ambiziosi, quasi sempre stroncati dalla critica: l’unica eccezione è stata Yuppi du, una favola comica così moderna nella struttura e libera nello stile visivo che sembra un Ufo nel cinema italiano. Il flop di Jackpot l’ha allontanato però dal cinema. FILMOGRAFIA (come attore): 1960 La dolce vita 1962 Canzoni di ieri, canzoni di oggi, canzoni di domani 1963 Uno strano tipo; Il monaco di Monza 1964 Super rapina a Milano 1967 La più bella coppia del mondo 1968 Serafino 1971 Er più - Storia d’amore e di coltello; Bianco, rosso e… 1973 L’emigrante; Le cinque giornate; Rugantino 1975 Yuppi du; Di che segno sei? (ep. Aria) 1976 Bluff storia di truffe e di imbroglioni; Culastrisce nobile veneziano 1977 Ecco noi per esempio…; L’altra metà del cielo 1978 Zio Adolfo, in arte Führer; Geppo il folle 1979 Sabato, domenica e venerdì (ep. Venerdì); Mani di velluto 1980 Qua la mano (ep. Il prete ballerino); Il bisbetico domato; La locandiera 1981 Asso; Innamorato pazzo 1982 Grand Hotel Excelsior; Bingo Bongo 1983 Sing Sing; Segni particolari: bellissimo 1984 Lui è peggio di me 1985 Joan Lui – ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì 1987 Il burbero 1992 Jackpot (anche sceneggiatore) FILMOGRAFIA (come regista e sceneggiatore): 1964 Super rapina a Milano 1975 Yuppi du 1978 Geppo il folle 1985 Joan Lui – ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì FILMOGRAFIA (come compositore): 1963 La ragazza che sapeva troppo 1975 Yuppi du 1977 L’altra metà del cielo 1978 Geppo il folle 1985 Joan Lui – ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì
(Andrea Pergolari) |
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